J u m p b l o g





J u m p b l o g
 

staff

Frog Paola mirtilla  Jo  La Pizia 

write us
» Mail

Compagni di viaggio e di sogni
» Jumper
» Fotolog di Frog
» Fotolog di Paola
» Blog de "LaPizia"
» Fotolog di Snowpony
» Fotolog di Sheila/Daisy
» Suzana PhotoWord


Acquista il BlogBook di JumpBlog!



» Sei interessato all'iniziativa BlogBook? Scrivici!



» Qui sotto il mood del momento



archive
»

oggi
agosto 2005
maggio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003
aprile 2003

counter
visitato *loading* volte



Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons License.

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder


martedì, agosto 30, 2005
 
Finisce in Pizza

Ho scoperto un nuovo modo di dire brasiliano: "Finisce in pizza". Ho chiesto un chiarimento alla cara amica Suzana, una delle più brave fotografe che conosco. Mi ha detto: hai presente quando esci con qualcuno - fidanzata, collega, amico - per chiarire una situazione, un problema, un dissapore... si mangia una pizza e poi ci si chiede... ma perché c'era da discutere? Insomma, un modo simpatico per definire qualcosa che si trasforma in nulla. In questi giorni sui giornali brasiliani si sta titolando: "c'è odore di origano", in riferimento agli scandali di tangenti in cui sono coinvolti alcuni personaggi del governo di Lula (il presidente-operaio, tanto popolare in questo Paese). E' un modo simpatico, penso che l'adotterò...

| 21:11|


giovedì, agosto 18, 2005
 
Zafferano: un mistero....

Sono un bravo massaio... mi piace cucinare, innanzitutto, come ogni buon cuoco vado personalmente a fare la spesa: a volte nei negozietti dove so di trovare le specialità migliori (il macellaio Bottini per la carne e il prosciutto crudo, il verduraio per i pomodorini e per la mozzarella di bufala - ma al martedi, quando arriva dal sud Italia - eccetera), ma anche al supermercato, che è per me anche il territorio di studio delle strategie di vendita più sofisticate, quelle che impongono mesi e mesi di studi e di tensione nei reparti marketing di tutto il mondo. Tra le varie curiosità che si possono scovare nei supermercati, uno dei più curiose riguarda lo zafferano. So poche cose sullo zafferano: per esempio che oltre all'uso tipicamente milanese (nel risotto giallo) è molto buono per fare le penne con spek a dadini, panna e - appunto - zafferano, che va sciolto nella panna a crudo, e poi si unisce all'ultimo momento nella padella dove sono stati fatti saltare i dadini di spek e con la pasta appena scolata. Altre cose che so è che si tratta di uno dei prodotti più costosi al mondo; mi pare che costi più dell'oro, ho provato a controllare prima di scrivere questo post, ma il costo dell'oro viene indicato sui giornali all'oncia, ed era troppo complesso (sono in ferie...) per fare il confronto. La solita confezione che si compra nei supermercati è composto da 4 bustine sigillate insieme per fare una busta più grande, di colore giallo ovviamente, che globalmente pesa, netto, 0,60 grammi (poco più di mezzo grammo, in pratica), ed in effetti il suo costo è davvero elevato: facendo un rapido calcolo, costa all'incirca 3,5 euro al grammo! Per questo, da sempre mi hanno spiegato che, visto il suo costo, non lo trovi nel reparto spezie, ma direttamente alle casse.

Tutto bene, ma il dubbio che viene è: se davvero il costo dello zafferano è elevato, alla fine la preziosa bustina da mezzo grammo costo poco più di 2 euro (se lo possono permettere tutti, insomma, anche io!). Nel supermercato ci sono prodotti che costano molto di più, e che sono altrettanto piccoli da essere trafugati in una tasca: c'è il burro al tartufo, ci sono le bottigliette di whisky (piccole, quelle grandi bisogna avere tasche grandi), ci sono le buste confezionate di culatello di Parma, le uova di quaglia. Stranamente, di questi (e tanti altri) prodotti costosissimi, nessuna tutela; per lo zafferano si. Curioso, davvero curioso. Se qualcuno avesse da segnalarmi motivazioni che vadano al di là di quanto so già sull'argomento, è il benvenuto. Così come sono i benvenuti tutti coloro che sono ritornati a trovarci, dopo i tanti mesi di assenza (mesi difficili... credetemi!).

| 18:24|


mercoledì, agosto 10, 2005
 
Le vacanze... Potrebbero anche essere un buon momento per riprendere a scrivere qua...
| 00:49|


domenica, maggio 15, 2005
 
Oh sì, siamo ancora vivi, e tutto sommato vegeti, come si può notare qui. Però abbiamo trascurato un po' troppo questo posto... ce ne pentiremo mai abbastanza?
Da gennaio sono successe tante cose: il cd di Tori Amos è stato visto, toccato ed ascoltato a lungo, tanto per cominciare (non il suo migliore, ad essere sincera, però... è Tori Amos... facessero tutti degli album così...) :)

Ma non possiamo recuperare tre mesi in un post, bisogna solo ricominciare, ed oggi lo facciamo con una piccola novità. I fotoblog più cool della rete sono su Flickr: tutte le blogstar ce l'hanno, tanto per cominciare, ma non solo. La flessibilità e la semplicità d'uso di questo sistema di pubblicazione di immagini ne hanno decretato l'enorme successo.

Se parte del nostro lavoro è ricercare e promuovere la creatività nel campo della fotografia e dell'immagine in generale, questa volta è il momento di farlo insieme con tutti i giovani lettori creativi: è nato uno spazio in cui tutti possono proporre ed inserire i propri lavori per farceli conoscere e per mostrarli a tutti i visitatori. E' uno spazio aperto, di libera condivisione, in cui ci farà piacere scoprire nuovi orizzonti creativi e... dedicare loro spazio nel nostro sito Jumper.it.

Vi aspettiamo numerosi!!

| 21:59|


mercoledì, gennaio 26, 2005
 
Ritorna...



Bene, finalmente una buona notizia: ill 22 febbraio esce "The Beekeeper", il nuovo lavoro della fantastica Tori Amos. Se siete così in astinenza della sua musica come me, qui sotto potete avere un'anteprima del singolo, che - ovviamente - è bellissimo! Enjoy.
Ascolta...

| 23:44|


lunedì, gennaio 24, 2005
 
Traduzioni o ... "freddure"?

Classico errore (per fortuna senza conseguenze): invece che inoltrare una mail, ho fatto un reply. Il destinatario era un inglese, io dovevo inoltrare un commento in italiano; l'inglese, of course, non parla italiano, ma è gentile e per cercare di capire ha tradotto il tutto con (immagino) Babelfish, sia la mia lettera che la sua risposta. Ovviamente il tutto era terribile, ma la cosa più divertente riguardava il nostro sito, jumper.it che è stato tradotto in uno spassoso maglione.esso. Ho riso per mezz'ora...

| 21:20|


domenica, gennaio 23, 2005
 
Tim e la fabbrica di fantasia



Non è ancora uscito Charlie e la fabbrica di cioccolato (tratto dal libro di Roal Dahl e in uscita a luglio negli USA) che già i fan di Tim Burton (dei quali faccio parte, a questo punto, visto che ne ho già parlato qualche tempo fa) vengono incuriositi da grandi novità. A Londra è in produzione The Corpse Bride (più o meno, La moglie cadavere...), film in stop-motion che rappresenta il ritorno di Burton al cinema d'animazione, dopo The nightmare before Christmas. Anche se il trailer è già online e il film uscirà solo per Halloween 2005, le informazioni sono state distillate avidamente nei siti dei fan negli ultimi mesi: la prima immagine della "sposa" è apparsa a giugno 2004 su Aintitcool.com, il sito di anticipazioni cinematografiche più famoso della Rete, seguita solo a dicembre da una seconda immagine più chiara. E poi si sono avvicendate le ottime notizie per i fan, quali ad esempio la voce di Johnny Depp prestata al personaggio Victor, quella di Elena Bonham Carter alla corpse bride e di Emily Watson a Victoria.
Ma quale, in sostanza, la trama? Pare che sia ispirata a fatti realmente avvenuti nella Russia dell'800, quando bande di anti-semiti uccidevano e seppellivano (con tanto di abito nuziale) le spose ebree, rapite mentre, in carrozza, si recavano a sposarsi. La leggenda della corpse bride, che unisce all'horror un lieto fine fiabesco (ebbene sì, anche a Burton piace l'happy end), si può leggere qui (in inglese) e... attendere, attendere... almeno 242 giorni, come indica l'orologio del countdown nella stessa pagina...

| 01:14|


domenica, gennaio 16, 2005
 
Non si vive di solo iPod




I lettori mp3 ormai sono l'oggetto del desiderio di tutti; sembra che abbia tra i suoi utenti anche il presidente degli Stati Uniti: di recente ha dichiarato di possedere un iPod. Già, quasi sempre - quando si parla di lettori di musica digitale, si finisce col parlare degli iPod. Per una volta vogliamo uscire dalla mischia, e proporvi il modello forse meno esoterico, ma decisamente simpatico. Lo trovate su questo sito, al costo di 89,90 dollari. 128 Mb di spazio per la vostra musica, e la faccia sorridente di Garfield che vi terrà compagnia. E se registrate in formato mp3 le fusa... completate l'opera ;-)


| 22:00|
 
ruoloeditoria
Domande sul mondo dell'informazione...

In questi giorni, in parte per esigenze professionali, in parte per ricerche parallele, mi sono arrivati alcuni stimoli legati al ruolo, al futuro, all'etica, alle sfumature del mestiere del giornalista in questo mondo di comunicazione che è stato alterato definitivamente (e non è detto che sia un male, tutt'altro) dalla rete. Non sono nuovi, questi discorsi, ma sono sempre - e sempre più - attuali, e forse solo ora iniziano a generare nella pratica i problemi che i più sagaci guru avevano predetto.

Si può partire da un grafico che ho schizzato su un foglio, l'altro giorno: quello di un imbuto che aveva tre uscite: la più stretta era quella che portava i contenuti (testi e immagini) verso i media tradizionali (giornali, riviste, televisione, radio...); un imbuto più largo, distribuiva i suoi contenuti anche verso i media "nuovi" (e-zines, portali, newsletter, televisioni di strada, siti di controinformazione); infine, un terzo e decisamente più largo imbuto permetteva di distribuire contenuti verso i media personali, che sono sempre esistiti ma fino a pochi anni fa erano racchiusi in cassetti che non si aprivano quasi mai, ed erano chiusi con lucchetti dorati, così facili da aprire ma al tempo stesso così vezzosi nel voler proteggere segreti e confidenze che nessuno, alla fine, ne forzava la serratura. Mezzi sempre più evoluti per produrre contenuti, a tutti i livelli, generano volontà di distribuirli, e la rete rende tutto questo facile, e in tempo reale.

Tutto questo porta ad alcuni estremi e a molte domande. Quelle che mi pongo, in questo caso, sono le più vicine a quelle della professione che svolgo. Lo faccio rigirando a voi queste domande, che suonano e ristagnano nella mia mente.

1) Ha diritto un giovane "editore" di un blog di informazione sul Macintosh di pubblicare una notizia segreta, dieci giorni prima degli annunci ufficiali relativi al nuovo Mac Mini? Ufficialmente no, è proibito divulgare segreti aziendali, ma la domanda è: se qualcuno te lo viene a raccontare, questo segreto, è l'etica che ti impone di non pubblicarlo? Quale etica, se da sempre si tende a dividere l'informazione "professionale" (quella fatta dai giornalisti, dagli editori "veri", quella di chi è iscritto all'albo...) da quella "fatta di fuffa" dei "dilettanti"? Beh, Apple ha dato una risposta, ed ha querelato un ragazzino di 19 anni (si, "l'editore", in questo caso, è un ragazzetto di 19 anni, che da 6 anni - da quando ne aveva 13! - pubblica un sito di "segreti" dedicati al mondo Mac), il quale adesso dovrà trovarsi un avvocato, sembra uno d'ufficio perché i soldi non li ha mica per pagarsi una causa. Il ragazzo ha sbagliato, probabilmente la lezione servirà anche per tutti coloro che vivono a caccia di scoop (a meno che Steve Jobs non decida di essere buono e far  finire tutto in un buffetto sulla guancia), ma quali sono i limiti tra lo scoop e la divulgazione di segreti aziendali? Il tempo con il quale si anticipa la novità (1 giorno, 1 mese...?), il media usato per lo scoop? Il ragazzo del sito in questione non ha raccontato il falso, anzi: la sua notizia era dannatamente esatta, e quindi probabilmente  la sua fonte era ben collocata all'interno dell'azienda (e il colpevole chi è, agli occhi della legge: colui che divulga o colui che riprende ciò che riceve come confidenza? Tutti e due?).

2) "Che differenza c'è tra un sito di informazione e un blog?". Sembra banale, ti vien da rispondere che un sito di  informazione è simile ad una rivista, ma on line, gestita da una redazione, da un editore.... e che il blog è una struttura fatta da post, dove chiunque può creare un proprio spazio di informazione autogestita, supportato da una tecnologia che facilita la pubblicazione senza avere la necessità di conoscere il linguaggio html. Visto che la domanda proveniva da una persona che questa differenza la conosce molto bene, prima di aprire la bocca per dire ovvietà mi sono chiesto la vera motivazione di questa domanda, e la mia sicurezza è vacillata: non c'è nessuna differenza, a parte la testata. Repubblica - per fare un esempio - con la sua home page, i suoi inserti, le sue notizie aggiornate in tempo reale è, alla fine un blog... e viceversa questo e tutti gli altri blog di Splinder e di tutte le altre piattarfome analoghe sono delle piccole testate editoriali, che possono sviluppare un'informazione più o meno personale, ma pur sempre informazione.

3) Qual'è il limite (etico, morale, professionale) per un giornalista che scrive articoli per il suo giornale/rivista e che al tempo stesso scrive su un suo blog personale? Se lo stanno chiedendo i responsabili dei media più importanti negli Usa, e non solo.  Ci sono esempi illustri e casi già segnalati che dimostrano come i "grandi" stiano chiedendo agli inviati (specialmente in zone "calde" come l'Iraq) di evitare o comunque di limitare la pubblicazione di notizie e di opinioni sui loro blog personali, che di fatto possono generare addirittura un conflitto di interesse.

Lo so, lo so.... tutte banalità, forse. Ma oggi iniziano a creare problemi veri. Cause, ruoli, limiti più o meno imposti. Chi fa questo mestiere deve necessariamente porsi dei quesiti ed aprire la mente, perché la rivoluzione della comunicazione è di fronte a noi... e quasi nessuno ha già deciso quale vestito mettersi (tanto per citare una trase famosa....). In attesa di risposte, continuo a pormi domande.



| 04:42|


domenica, gennaio 09, 2005
 
 Il momento più bello dei film sono i titoli di coda. Anzi no.

Per lungo tempo ho pensato che il momento più bello dei film fosse quello immediatamente dopo il finale, quando sulle schermo del cinema (naturalmente in tv tagliano tutto quanto) si susseguono, nome dopo nome, i protagonisti e non della pellicola appena vista. Quando hai ancora in bocca il sapore di quelle immagini epiche, romantiche o comiche che siano, gli occhi vanno a rincorrere e cercare il titolo della canzone-tema, il nome di quell'attore che hai già visto in quell'altro film, ma di cui non riesci a ricordare il nome, i nomi delle location e degli scenografi (inevitabilmente italiani). Quando tutta la gente si affolla verso l'uscita, come se avesse paura di rimanere intrappolata nella scatola magica, allora tu rimani seduto, aspetti che finiscano di scorrere i nomi, ti godi la musica fino all'ultima nota, non interrotta, non tagliata, non disturbata dalle immagini che hanno catturato la tua attenzione fino a pochi attimi prima. E quando esci dal cinema, incredibilmente, non c'è più nessuna folla.
Per lungo tempo ho pensato che il momento più bello fosse quello. Ora comincio a pensare che possano esserlo anche i trailer che anticipano le uscite cinematografiche. Perché è bellissimo sentire un bambino mormorare, di fronte alle immagini in anteprima di "Shrek 2", "Mamma! Che bello... mi porti a vederlo?"... ed è altrettanto bello ridere pregustando il divertimento di fronte a "Mi presenti i tuoi?".
Poi, a volte, capita che anche i film facciano sorridere e concedano una serata spensierata. Come il ritorno di Bridget Jones.

| 00:47|